L’OV l’Osteria Vegetariana a Firenze

L’OV l’Osteria Vegetariana a Firenze

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C’è sempre quel velo di scetticismo, quando una realtà come Quinoa ti è già entrata nel cuore ed è uno di quei posti dove ti senti a casa, dove il personale è straordinario e dove i piatti ti sorprendono tra tradizione ed innovazione. Cosa potrà aver mai potuto fare di meglio lo chef Simone Bernacchioni con la L’OV l’Osteria Vegetariana? Semplicemente ha fatto quello che gli riesce meglio, esprimersi attraverso i piatti, in una location che rispecchia il suo stile e il suo buongusto.

Siamo in Piazza del Carmine, nel cuore dell’Oltrarno fiorentino, L’OV l’Osteria Vegetariana sorge in un ex mercato di pesce e carne e la ristrutturazione di Simone, mantiene sapientemente le pareti di marmo originali, che ti permettono di respirare il passato. L’ambiente è una sorta di giardino d’inverno, con prati verdi e piante che scendono dal soffitto.

Ora che la location ci ha già convinto, veniamo al sodo e assaggiamo i piatti che lo chef Simone Bernacchioni ha preparato per noi blogger, un tripudio imbarazzante di cellulari, guai a toccare i piatti prima dello scatto, io mi sono distratta un attimo e ho fatto l’atto di tagliare il dolce e ho rischiato di vedermi amputato il braccio ad opera di Chiara Brandi alias Forchettinagiramondo, che non aveva ancora fotografato il piatto in comune!

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Si susseguono uno dopo l’altra le idee dello chef. Il Gianfotter Calabrese, una sorta di caponata al profumo di menta. Curiosa e piacevolmente fresca l’insalata di mezza estate, con cetriolo, melone, cocomero e peperone, che mette un po’ alla prova la digestione per chi come me dura fatica a digerire quattro su quattro di questi ingredienti!

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Dal Perù El Ciciaron, dove il maiale viene sostituito dalla soia, in questo piatto tipico dello street food peruviano. Le polpette di melanzane della nonna non mancano in nessuna delle tavole dello chef, da quella di casa, passando per Quinoa, fino ad arrivare all’Osteria Vegetariana, e noi ne siamo felici!

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Fantastica l’idea della Trippa d’Uovo, che non è altro che una frittata fatta a striscioline e cotta nella pomarola, come la vera trippa alla fiorentina, rigorosamente servita in tegame. Dalla Sardegna non poteva che arrivare il Pane Frattau, servito alla maniera di una parmigiana, con pomodoro e pecorino sardo, a strati, il tutto passato un attimo in forno.

 

I dolci sono un bis di sapori, una Sacher vegan e senza glutine e una torta all’arancia, delicata e allo stesso tempo dal sapore molto deciso. Tutto senza glutine compreso il pane, un altro paradiso per chi è costretto a seguire una dieta rigorosamente senza glutine per salute e non per scelta.

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Sposo totalmente il concetto di cucina di Simone Bernacchioni, da Quinoa e all’Osteria si mangia senza glutine, ma non né l’uno né l’altro sono pensati esclusivamente per clienti celiaci. Nei suoi ristoranti al primo posto c’è il gusto, c’è la gioia di sedersi a tavola, magari di fare la scarpetta, nella totale sicurezza di piatti gluten free.

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